cromoterapia

Salute attraverso i colori

Oggi voglio introdurre una tecnica che adoro e che ho utilizzato da anni per curarmi che è la Cromopuntura. Chi la conosce ne è entusiasta, ma certo ancora è poco conosciuta e poco diffusa. Per ora si tratta di una tecnica riservata ad una elite, un po’ perché è un metodo di cura molto raffinato,e un po’ perché non si diventa facilmente e in breve cromopuntori, poiché è anche sicuramente molto efficace e occorre molta preparazione per saperne comprendere e gestire le reazioni immediate.

Prima di tutto se provi la cromopuntura ti cambia proprio il modo di vedere le cose. Il corpo non è più un sacco pieno di sostanze chimiche che molto facilmente il corpo stesso non riesce più a gestire da solo (come avviene nelle gravissime malattie degenerative che dilagano oggi), ma diventa ai tuoi occhi quello che effettivamente è e cioè un sofisticato sistema, molto intelligente con grandi capacità di regolazione e di registrazione dei sistemi informativi di cui è composto. Il colore diventa un messaggio cifrato estremamente semplice perché a nostra disposizione ma complesso perché è esattamente quello con cui parlala singola cellula alla cellula adiacente. Somministrando il colore giusto ai tessuti inviamo una indicazione precisa su come tornare a sintonizzarsi su una modalità che porta la cellula, e quindi l’organo o il tessuto, a registrarsi su una frequenza di salute e di equilibrio.

In pratica parliamo la stessa lingua dei nostri tessuti,perché questa è la funzione della luce e delle sue modulazioni che sono i colori. E’ quindi una idea estremamente rivoluzionaria di guarigione e cura del corpo. Partiamo dalle sue caratteristiche e poi possiamo evidenziarne i vantaggi. Intanto come agisce. Abbiamo detto che la Cromopuntura è l’uso della luce colorata per il Benessere di corpo e mente. La luce colorata quando colpisce la pelle oltre a mutarne la luminosità riesce a penetrare nell’organismo. Questo accade perché i colori sono in grado di convogliare una energia molto intensa che riesce a raggiungere punti profondi dell’organismo, come per esempio l’ipofisi, ghiandola interna deputata alla produzione di particolari sostanze (gli ormoni)che regolano i processi biologici che si svolgono in tutti gli organi e i tessuti del corpo umano ( per esempio il ciclo mestruale o le fasi della crescita), e l’ipotalamo (formazione nervosa che regola anch’essa la secrezione di alcuni importanti ormoni).

Gli impulsi energetici dei colori, focalizzati sui punti dell’agopuntura,sono in grado di eliminare le irregolarità del flusso energetico,rimuovere le cause che determinano il dolore e ripristinare l’equilibrio psicofisico. Già da queste brevi indicazioni si capisce quanto può essere profondo l’intervento attraverso i colori. Praticamente si interviene non soltanto sull’energia in senso lato quanto sulla comunicazione che avviene all’interno dell’organismo tra i vari apparati cellulari.

Con il passare degli anni dalla prima ideazione della tecnica da parte del medico agopuntore tedesco Peter Mandel sempre più studiosi hanno lavorato per ideare e costruire macchine adatte a questo tipo di irradiazioni. Per me le meglio sono ancora in assoluto quelle di Peter Mandel. In Italia però abbiamo degli ottimi prodotti,che sono quelli che trovi in questa pagina. Se vuoi impratichirti personalmente con la cromopuntura il mio consiglio è comunque quello di seguire i relativi corsi di formazione che puoi trovare in rete digitando i nomi che ho citato. Se invece ti interessa trovare un Terapeuta ce ne sono tanti che puoi trovare sempre in rete. Per una buona informazione vai al seguente indirizzo del Giardino dei Libri.

frutta

Frutta a scuola per migliorare la salute

L’iniziativa “Frutta a scuola”, promossa da Mercato Agro Alimentare di Padova, Comune di Padova – Ufficio Ristorazione Scolastica, Camera di Commercio di Padova, Servizio Igiene Alimenti Nutrizione – ULSS 16, in collaborazione con i propri partner, mira ad educare le giovani generazioni a preservare la salute attraverso una corretta alimentazione ed il consumo di frutta (e verdura), accompagnati dalla pratica di un’adeguata attività fisica. Un’operazione dunque dal considerevole valore sociale-educativo che mira a raggiungere obiettivi di rilevante importanza.

Le azioni previste all’interno dell’articolato progetto interessano pertanto congiuntamente i due contesti in cui i ragazzi vivono tutti i giorni: la scuola e la famiglia. “Frutta a scuola” si rivolge in primo luogo agli alunni delle Scuole Secondarie di Primo Grado del Comune di Padova, aderenti all’iniziativa, attraverso attività educative che interesseranno tutto l’anno scolastico 2008-2009. Il progetto, a conferma dell’importanza educativa che l’iniziativa si propone, è stato inserito da molti degli Istituti coinvolti nel POF (Piano Offerta Formativa) predisposto per l’Anno Scolastico appena iniziato. A partire dal mese di ottobre sino al mese di dicembre 2008, le Scuole possono usufruire della fornitura gratuita di frutta fresca da parte del MAAP due volte alla settimana, da consumare come merenda, sotto il rigoroso controllo di natura scientifica effettuato da parte del SIAN – ULSS 16, che valuterà i resi quotidiani di frutta.

L’invito ai ragazzi a consumare la frutta proseguirà in ogni caso anche dopo dicembre 2008, grazie alla collaborazione del personale docente, avendo così l’opportunità di valutare l’efficacia stessa del progetto.

Gli alunni saranno inoltre i destinatari di molte altre interessanti iniziative. Avranno infatti l’opportunità di visitare il MAAP, di partecipare a speciali “feste della frutta” a scuola, di incontrare importanti protagonisti del mondo dello sport, che testimonieranno l’importanza di affiancare ad una sana e corretta alimentazione una adeguata pratica dell’attività sportiva. Inoltre, prima della conclusione dell’Anno Scolastico, i ragazzi potranno partecipare alla grande festa finale in Prato della Valle. Oltre alla scuola, l’altro canale di comunicazione coinvolto nel progetto è quello della famiglia, raggiunto attraverso la collaborazione del mondo della Piccola e Grande Distribuzione.

Le Associazioni di Categoria del Commercio, mediante i loro associati, e le Aziende partner della Grande Distribuzione partecipano infatti al progetto “Frutta a scuola” attraverso la predisposizione di spazi appositi dedicati presso i punti vendita della città, oltre a collaborare per molte altre attività che verranno poste in essere nel corso di tutta l’iniziativa. La cooperazione da parte del mondo della distribuzione avvalora ulteriormente la veicolazione del messaggio educativo, permettendo di estendere la visibilità del progetto e di raggiungere, oltre ai ragazzi, anche le famiglie e i consumatori della città di Padova.

turismo sessuale

Psicologia del turismo sessuale

Da qualche tempo è diventato di moda istituire giornate in memoria o di errori compiuti in passato o di qualche parte (svantaggiata) della società. Il 27 gennaio è toccato agli ebrei, l’8 marzo alle donne. Ma non ci si può lavare la coscienza celebrando i riti di un giorno, né tanto meno si può parlare di festa sapendo che ci sono organizzazioni, e non solo singoli individui, che usano giovani donne per soddisfare i loro impulsi più abietti.

Molti distinti signori partono per vacanze all’estero e, insieme all’albergo, prenotano una fanciulla. È così che si alimenta un nuovo crimine, il turismo sessuale. Si parte dall’Europa, dagli Stati Uniti e si arriva nel Sud-Est asiatico. La meta più in voga attualmente è la Thailandia.

Qui i “turisti del sesso” non sono solo pedofili, gente che vive di una forma di devianza sessuale cronica, ma soprattutto uomini “normali”, anzi spesso sono “uomini d’affari”. Le multinazionali per cui lavorano procurano loro oltre alle automobili, agli abiti, anche delle prostitute ancora bambine. Vi sono manager provenienti da Hong Kong e Singapore disposti a pagare dai trecento ai cinquecento dollari per una notte in compagnia. Le vittime sono bambine dai quattro ai sedici anni, tutte con una stessa caratteristica: la povertà. Vengono vendute dai genitori per pochissimi soldi e dalle baraccopoli passano alle strade. Qui finisce il loro viaggio e la loro vita, e sempre qui inizia il divertimento di certi turisti. Altre finiscono nei bordelli o anche in locali di lusso. Non c’è nulla da temere per i gestori, nessuno, non la polizia né le autorità del luogo, avrà qualcosa da opporre; la malavita gioca in casa.

A mettere in crisi il “turismo del sesso” ci aveva provato un’altra piaga, l’AIDS, ma la soluzione è stata subito trovata: la domanda è stata indirizzata verso bambine sempre più piccole. Lavorano come adulte queste fanciulle: sette giorni a settimana con pause di una sola notte al mese. Inevitabile ricorrere a psicofarmaci, a liquori, poi alla droga e infine al suicidio. Il detto più comune di Potpong, strada di Bangkok, è “Donne a dieci, vecchie a venti, morte a trenta”Se l’11 Settembre è stato un duro colpo per il “turismo sano”, così non è stato per il turismo sessuale. Il fenomeno dilaga come un’epidemia. Ogni anno nel mondo sono milioni i bambini costretti a prostituirsi, solo in India se ne contano mezzo milione, grave anche la situazione in Brasile, nello Sri Lanka , in Thailandia (dati UNICEF) e nelle grandi metropoli occidentali, New York, Parigi e Amsterdam. I profitti legati al commercio di queste giovani vite vanno alla grande e sono paragonabili solo con quelli dei narcotici.

Le vittime dello sfruttamento sessuale solo in rari casi riescono a dare voce alle loro sofferenze, in poche rimane viva la speranza che qualcosa possa cambiare, soprattutto poche riescono a conservare la loro dignità di esseri umani. Dalla loro parte ci sono le leggi internazionali; ma è troppo difficile far rispettare questi codici, individuare i responsabili, ascoltare i testimoni, raccogliere perfino le denuncie. Vi si oppone un meccanismo mostruoso prodotto dalla spaccatura e, al tempo stesso, dal legame fortissimo tra benessere crescente e miseria dilagante.

psicanalisi

Chi ucciderà la psicanalisi

Graziella Magherini passa in rapida rassegna le principali scoperte di Freud, le modalità della diffusione nel mondo delle teoria psicoanalitica, i contributi dei maggiori psicoanalisti che hanno operato nel corso del XX secolo, le psicoterapie che ne sono derivate.

Interviene sulle ragioni della contrapposizione fra terapia con psicofarmaci e terapia psicologica.

Affronta il tema dell’incontro di fine secolo fra psicoanalisi e mondo virtuale, e Internet.
Attraverso un dibattito a tutto campo in cui vengono citati autori, metodi, farmaci e “guerre sante” di un’avventura che parrebbe destinata al declino, emerge una visione d’insieme e senza ombre dello stato attuale della scienza che nacque a Vienna, alle prese con le sfide del nostro tempo.

Premessa

Questo libro nella mia intenzione poteva essere come un lungo articolo di giornale o, se si vuole, una sorta di intervista a me stessa. L’intenzione era anche un’adesione al desiderio dell’editore, il quale mi aveva chiesto di scrivere le mie opinioni – le opinioni di una persona a lungo impegnata nello studio e nella pratica psicoanalitica e psichiatrica – su alcuni problemi relativi appunto alla psicoanalisi e alla cura dei disturbi psichici. Diversi argomenti riguardano temi ricorrenti: Quali teorie di Freud sono ancora valide?

La psicoanalisi di oggi in cosa è affine e in cosa diverge dalle teorie originarie e dalla pratica terapeutica leggendariamente elitaria che si effettuava nei primi del secolo su pazienti dai nomi romanzeschi come L’uomo dei topi o L’uomo dei lupi? E’ psicoanalisi solo quella che si rifà direttamente a Freud? Quante psicoterapie esistono? Sono tutte valide? I disturbi psichici si curano meglio con la psicoterapia o con le “pillolle”? . A queste domande, e risposte, è dedicata parte del testo.

Ma una domanda sovrasta tutte le altre. Adesso è venuto il momento del biologismo e del digitalismo. Il primo con l’ostentata certezza che la biologia risolverà il problema della mente e i farmaci guariranno tutti i disturbi psichici.

Il secondo con la fuga nella realtà virtuale, con la temporanea scissione fra il nostro corpo e la nostra mente. Biologismo e digitalismo sono i due possibili killer della psicoanalisi? Il biologismo trasmette “onnipotenza” con l’ingenuità di ritenere che la vita mentale, i comportamenti, i sentimenti, gli stati d’animo, gli affetti siano la diretta espressione delle modificazioni di sostanze chimiche prodotte da cellule nervose, da neurotrasmettitori. Al di fuori delle esperienze personali, della propria storia, delle proprie spinte ideali. Il digitalismo lasciando il soggetto biologico, il corpo in un preciso spazio fisico durante un altrettanto esatto momento temporale, trasferendo la nostra mente in un luogo imprecisato dove non contano più le cose che si toccano o che sono state toccate: la storia, la geografia, il sesso, la bellezza… Per arrivare dove fluttuano solo intelligenze, ovvero nel primo e vero regno della comunicazione globale: Internet.

Qualcuno ucciderà la scienza nata da Freud per fare posto ai “razionali” biologismo e digitalismo? Spero che il lettore apprezzi un testo “veloce” su questi interrogativi, un testo che gli consenta delle risposte dopo uno sguardo sullo “stato dell’arte” della psicoanalisi e una riflessione su una “prospettiva per la psicoanalisi”, quali potrebbero derivargli da una “conversazione in salotto” con una psicoanalista.

Introduzione

 

Consciamente crediamo di essere fatti in un certo modo, inconsciamente potremmo pensare di essere tutt’altro.

Ci abbiamo messo cent’anni per capirlo. Ed ora il biologismo vuole convincere che siamo solo cervello, che la mente è un sistema di reazioni chimiche e impulsi elettrici. Il biologismo vuole uccidere la psicoanalisi? Adesso è venuto anche il momento della realtà virtuale, della temporanea scissione – in Internet – fra il nostro corpo e la nostra mente. Metteremo dei lettini che non esistono? Apriremo degli studi in rete per chi “naviga”? Graziella Magherini nel suo libro mette in luce con grande chiarezza come la psicoanalisi abbia generato metodi per la conoscenza di sé ed efficaci strumenti di terapia dei disturbi psichici.

Spiega quello che si deve sapere sul mondo delle psicoterapie e come le scoperte della psicoanalisi abbiano indicato a genitori, insegnanti, medici quali tappe e quali crisi il bambino attraversi dalla nascita all’adolescenza. Attraverso un dibattito a tutto campo in cui vengono citati autori, metodi, farmaci e “guerre sante” di un’avventura che parrebbe destinata al declino, emerge una visione d’insieme e senza ombre dello stato attuale della scienza che nacque a Vienna, alle prese con le sfide del nostro tempo.

 

Quarta di copertina

 

La psicoanalisi di oggi in cosa è affine e in cosa diverge dalle teorie originarie e dalla pratica terapeutica leggendariamente elitaria? E’ psicoanalisi solo quella che si rifà direttamente a Freud? Quante psicoterapie esistono? I disturbi psichici si curano meglio con la psicoterapia o con le “pillole”? […] E’ forse già nata una nuova forma di psicoterapia, la psicoterapia virtuale? […]lo spazio virtuale, il cyberspazio sarà, presto, anche uno dei “teatri” in cui si muoverà la vita mentale di molti, nei suoi aspetti di normalità e di patologia […] La realtà interna si può mettere in rapporto con la realtà virtuale, accendendo la fantasia, soddisfacendo il desiderio, il senso di onnipotenza. Che cosa si prospetta allora alla psicoanalisi di fronte a questi cambiamenti epocali? Resisterà alla tentazione di rinchiudersi di nuovo nel suo castello, con aritocratico distacco? [dal libro] Un’analisi lucida e provocatoria dello stato attuale, dei significati e delle possibilità della psicoanalisi alla fine del secondo millennio.

Indice

 

La psicoanalisi ha avuto fin dall’inizio amici e nemici che nel corso degli anni si sono spesso scambiati le parti. A volte gli atteggiamenti adottati nei suoi confronti sono suggeriti da pregiudizi e non dalla lettura di testi psicoanalitici. Oppure dal clima politico: il comunismo e il fascismo l’hanno avversata in modo irriducibile. La psicoanalisi, appena si fu evoluta su essenziali basi teoriche, entrò in rotta di collisione con i totalitarismi del Novecento, marxismo-leninismo, fascismo e nazismo.

Le ragioni sono in parte ravvisabili nella incompatibilità fra una disciplina “critica” tesa a sviluppare l’individualità, qual è la psicoanalisi, e la teoria e la pratica dello stato totalitario, detentore di certezze assolute. L’avversione alla psicoanalisi trova un terreno fertile in chi ama le certezze fornitegli da ideologie e credenze consolidate, in chi teme di doversi mettere in discussione. Una teoria che rimane.

Attacchi che si ripetono Dal trauma reale a quello immaginario. La psicoanalisi si ritrova ancora oggi a dover riflettere su imponenti fenomeni sociali improntati alla violenza: guerre ed eccidi che non hanno niente da invidiare a quelli dei peggiori tempi del passato, violenze fra le persone, dagli omicidi dei serial killer a quelli degli adolescenti che uccidono i genitori, dagli stupri alla violenza sessuale sui bambini. Quest’ultima in particolare ci riporta agli albori della psicoanalisi, quando Freud pensava ai traumi sessuali infantili reali come causa di nevrosi. Egli in un primo tempo attribuì l’insorgere di disturbi mentali appunto a traumi sessuali infantili reali.

Dopo pochi anni cambiò idea e fu per lui molto doloroso fare una pubblica confessione di tale inversione di marcia, pensando che anche questa dimostrazione di onestà intellettuale avrebbe dato luogo ad attacchi. Alla ricerca dei nuclei originari dello sviluppo Non tutti sanno che dopo Freud studiosi geniali e ricercatori accurati hanno rielaborato, approfondendole e rinnovandole, molte delle tesi freudiane originarie. Oggi, la psicoanalisi, nata da Freud, è diversa da quella delle origini sotto molti aspetti. Il rinnovamento e l’arricchimento della psicoanalisi sono avvenuti ed avvengono su due direttrici principali: 1. la conoscenza dell’uomo e la terapia; 2. la cultura nei suoi vari aspetti.

Le ricerche di psicoanalisi, dopo Freud, sono andate sviluppandosi in modo particolare in Inghilterra, negli Stati Uniti d’America, in Germania, con un certo ritardo in Francia e in altri paesi, fra i quali l’Italia; fra i paesi del Sud America si sono sviluppate specialmente in Argentina. All’interno del movimento psicoanalitico sono emerse diverse impostazioni teoriche, alcune complementari a quelle freudiane originarie, altre più innovative. Tutte hanno contribuito ad approfondire la conoscenza dell’inconscio del singolo e dei gruppi; a individuare le influenze della vita inconscia sulla crescita; a progredire nella scoperta del “gioco” fra realtà interna e realtà esterna; a indagare sull’impatto che la presa di coscienza di questa dimensione dell’uomo possa avere nella vita del singolo, nell’allevamento del bambino, nell’educazione, nella medicina, nei rapporti sociali, nella vita dei gruppi.

Dimensione clinica della psicoanalisi Un grande fervore di studi psicoanalitici contraddistingue i nostri anni; e la popolazione, di tutte le classi sociali, riserva molta attenzione alla psicoanalisi e agli psicoanalisti. Ma questi anni sono anche contrassegnati da un rinnovato diffuso interesse per la magia, per l’occultismo. Sono i libri sull’argomento, i romanzi che hanno come sfondo la cabala, le trasmissioni televisive a rivelarcelo.

I filosofi della scienza e gli storici delle idee ci hanno convinti che razionalità e irrazionalità, scienza e magia sono destinati a convivere, che è errato supporre che la scienza avanzando elimini ogni credenza nell’occultismo e nelle magie. Pertanto è quasi inevitabile la confusione di idee intorno al dominio dei trattamenti derivati dalla psicoanalisi, nel quale il progresso non procede con formule matematiche e dove la formalizzazione, come la indicano i logici, è ardua e il linguaggio può essere a volte incomprensibile. E’ importante perciò acquisire le informazioni essenziali, che possano consentirci di comprendere a quale categoria assegnare un metodo terapeutico di natura psicologica, nel quale possa capitare di imbatterci. Il fisico-matematico Roger Penrose propone una “quadruplice classificazione delle teorie come superbe, utili, provvisorie e sbagliate”: l’importante è riuscire ad assicurarci che la teoria nella quale ci fossimo imbattuti non appartiene alla quarta classe. Biologisti e psicologisti sul palcoscenico della disputa Il XX secolo ha assistito a un grande progresso parallelo della biologia e della psicologia, quest’ultima rinnovata in massima parte dal movimento scientifico-culturale psicoanalitico.

Due “ideologie”, a quelle scienze collegate, si aggirano fra noi: lo “psicobiologismo”, che vuole spiegare la vita mentale con formule e reazioni chimiche e impulsi elettrici; lo “psicologismo”, che nega alla biologia la capacità e il diritto di occuparsi della “mente”: “si occupi del cervello, lasci stare la mente”. “Psicobiologismo” e “psicologismo” da distinguere nettamente dalle due scienze, psicobiologia e psicologia. Non è certo una disputa nuova; ritorna ora come dissidio fra “orientamenti terapeutici”, fra chi sostiene che le uniche terapie dei disturbi mentali scientificamente dimostrate sono quelle farmacologiche (e fisiche come l’elettroshock) e chi sostiene che i farmaci non servono o sono dannosi e non bisogna darli anche per ragioni “ideologiche”. Psicoterapia virtuale La psicoanalisi, alla fine del secolo scorso e all’inizio di questo, nasceva e andava sviluppandosi nello scenario della ricca borghesia absburgica, in circoli ristretti di scienza e cultura i cui riferimenti oltre a Vienna erano Parigi, Berlino, Londra. L’accettazione e le repulse, le discussioni e le reazioni alle proposte di Freud avevano per scena convegni scientifici, salotti mondani: decine o centinaia di persone.

Niente o assai poco poteva giungere agli strati meno elevati delle popolazioni. Nei primi dieci anni dopo le osservazioni iniziali, le discussioni sulla psicoanalisi si svolgevano tra Freud e pochi intimi: in Italia, come si è visto, cominciarono a diffondersi in ambienti molto limitati quando l’impero absburgico era già da diversi anni crollato e la borghesia viennese aveva da tempo cessato di essere la culla, non priva di contrasti, della nuova “scienza dell’anima”.

Crescere con lo sport

A cura dei Professori
M. Petranelli, C. Bazzano, G. Carbonaro, V. Cupelli.
A che età iniziare l’attività sportiva?
A 6 anni è consigliabile cominciare con:
ginnastica artistica, ginnastica ritmica, pattinaggio, danza, sci alpino, corsa, salti
A 6-7 anni è consigliabile cominciare con:
nuoto, tennis, calcio, basket, rugby, scherma, judo, karatè, baseball
A 8-9 anni è consigliabile cominciare con:
pallanuoto, pallavolo, pallamano, equitazione, tuffi, vela, ciclismo, sci di fondo
A 10-11 anni è consigliabile cominciare con:
canottaggio, canoa
Non si deve credere che fra gli sport comunemente esercitati ve ne siano alcuni che fanno bene e altri che fanno male. Gli effetti favorevoli dell’attività sportiva riguardano tutti gli sport elencati purché vengano osservate le regole, i tempi e le altre modalità di un buon allenamento.
Sappiamo anche che uno sport non gradito e tuttavia imposto, o quasi, dai genitori verrà presto abbandonato con il rischio che in seguito nessun altro sport sarà più praticato.
Il bambino quindi va lasciato libero di scegliere lo sport che più gli piace?
Si, ma entro certi limiti.
Ogni bambino ha una sua costituzione, un particolare rapporto fra statura e peso, fra altezza del tronco e altezza delle gambe, fra sviluppo delle masse muscolari e massa grassa.
Bisogna anche essere sicuri della perfetta funzionalità di apparati quale l’apparato cardiocircolatorio.
Ecco che si rendono necessari un esame medico-sportivo, auxologico, psicologico, alcuni test motori per individuare gli sport che più si addicono al bambino.

Crescita e scuola

I cambiamenti della realtà, quando avvengono troppo velocemente, determinano nei bambini e nei giovani comportamenti diversi da ciò che si aspettano gli adulti, con grave disorientamento di questi, che finiscono a volte con smarrire il filo dell’educazione dei figli. Anche gli insegnanti condividono su un altro piano queste difficoltà.
L’ambiente così cambiato richiede, se si vuole incidere sulle nuove generazioni, che gli adulti apprendano, dalla scienza e dalla cultura odierne, come funziona il corpo dell’uomo e la sua psiche, come si svolgono le interrelazioni fra gli uomini, sulla base di quali regole o modelli si sviluppa l’organismo umano, come interferisce l’ambiente sociale con la crescita dei piccoli e l’evoluzione personale dell’adulto.
Il periodico Il Nuovo Manifesto per l’infanzia e l’adolescenza [ci puoi andare cliccando qui] contiene, fra l’altro, articoli sui disagi a scuola, sull’educazione, sulla scuola come luogo dove si può esercitare un’efficace azione preventiva di disturbi e alterazioni del comportamento.
Il Nuovo è diffuso anche fra insegnanti delle scuole materne, elementari e medie.

Psicologia, psicoterapia e psicoanalisi

Prof. Dott. Graziella Magherini
Piazza Madonna degli Aldobrandini, 1 50123 Firenze
per appuntamenti, telefona allo (0039)055.212322
Durante l’infanzia e l’adolescenza possono essere utili, o necessari, l’accertamento del livello di maturazione psicologica raggiunto dal bambino o dall’adolescente e l’eventuale rilevazione di sintomi particolari.
Il Centro esegue esami psicodiagnostici per una analisi dello sviluppo psicologico o per un orientamento diagnostico, appoggio psicologico ai genitori, cicli di psicoterapia.
Cliccare per andare a www.auxologia.it/psicoanalisi
Cliccare per andare a www.auxologia.it/stendhalsyndrome

michelangelo volto

Tutto su Michelangelo

I luoghi di Michelangelo a Firenze

Presentazione

Il punto di partenza del viaggio che ti accingi a compiere con noi, sulle tracce lasciate a Firenze dal grande Michelangelo, è la Casa Buonarroti. Buonarroti, come sai, è il cognome di Michelangelo. La Casa è in via Ghibellina, nel centro storico di Firenze. Sempre in via Ghibellina, andando verso piazza Signoria – come puoi vedere dalla piantina di pagina 7 – si trova un palazzo antico, il Bargello, sede delle guardie durante il Medioevo, ora museo. Poco distante sorge la mole imponente di Palazzo Vecchio che, una volta sede ufficiale del potere politico della città, ospita attualmente l’ufficio del Sindaco. Affianca Palazzo Vecchio la Galleria degli Uffizi, uno dei musei più famosi del mondo. Non lontano c’è il Duomo, la cui cupola, chiamata dai fiorentini “il Cupolone”, è opera di Filippo Brunelleschi, il maggiore architetto del Rinascimento. Nell’Opera del Duomo vedrai una bellissima statua di Michelangelo. Infine, proseguendo in questo stupendo itinerario, visiterai la Galleria dell’Accademia, e la Basilica di San Lorenzo con le Cappelle Medicee e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Le strade che percorrerai attraversano parte della città antica, medioevale e rinascimentale: un’area piccola ma densa di opere d’arte di valore inestimabile più di ogni altra zona al mondo delle stesse dimensioni. Sfogliando queste pagine, troverai quattro bambini o, per essere precisi, due maschietti e una fanciullina con un poppante a traino; la loro presenza è un commento continuo, che si rivela dal mutare dell’espressione dei loro volti: un modo per sottolineare ammirazione e stupore, e qualche volta divertimento. Questo libro ti farà da guida, ti fornirà anche qualche suggerimento; ma molte osservazioni ti nasceranno dentro, di fronte a tanta bellezza. Il libro soddisferà pure alcune tra le curiosità che affioreranno durante questo itinerario, per te – ci auguriamo – indimenticabile.

Casa Buonarroti

Madonna della scala Tra i quindici e i diciassette anni, mentre frequentava il Giardino di San Marco, Michelangelo creò i suoi primi capolavori tra cui la Madonna della scala e la Battaglia dei centauri, rilievi in marmo che si trovano in Casa Buonarroti.

Nota la bravura straordinaria di questo ragazzo geniale, che riesce a raccontare in una piccola tavola di marmo più di una storia: c’è infatti la Madonna che guarda lontano mentre allatta il suo erculeo bambino, c’è una misteriosa scala schiacciata sulla quale si muovono alcuni bambini, non si sa se per gioco o per stendere un lungo velo sulle spalle della Madonna.

Museo del Bargello – Il Bacco

Michelangelo si recò per la prima volta a Roma nel 1496, dove scolpì il Bacco per un collezionista banchiere che si chiamava Jacopo Galli.
Il Bacco appare in equilibrio instabile come una persona in stato di ebbrezza; l’artista raggiunge questo effetto facendolo appoggiare soltanto sul piede sinistro. 
Osserva il piccolo satiro (figura mitologica metà uomo e metà capra) che sembra invitare a girare intorno alla statua.

Galleria dell’Accademia

Il David

Michelangelo ha colto David nel momento che precede la lotta con Golia. Il giovane infatti ha nella mano destra il sasso, nella sinistra la fionda.

Cappelle Medicee

Sagrestia Nuova

Appena entrato nella Sagrestia Nuova, puoi ammirare alla tua destra una meravigliosa scultura michelangiolesca, la Madonna col Bambino, considerata il centro spirituale di tutto il complesso, l’incarnazione della vita e insieme della sventura, che traspare nell’espressione dolente del viso. Non furono invece eseguite da Michelangelo le due sculture ai lati della San Damiano, a sinistra San Cosma, a destra San Damiano.
Nel cassone situato sotto le tre statue riposano i resti di Lorenzo il Magnifico e del fratello di lui, Giuliano, ucciso durante la fallita congiura dei Pazzi, organizzata contro i Medici nel 1478 da alcune famiglie nobili fiorentine.
La parete opposta è occupata da un altare sul quale poggiano due candelabri disegnati da Michelangelo, ma eseguiti da altri.

Madonna col Bambino

I Santi Cosma e Damiano figurano spesso nei dipinti commissionati dai Medici a partire da Cosimo il Vecchio, nonno di Lorenzo e considerato il fondatore della potenza dei Medici. Sai perché? Perché Cosimo il Vecchio nacque nel 1389, il 27 settembre, giorno dei santi Cosma e Damiano.

 

adolescenza

Il Nuovo Manifesto per l’infanzia e l’adolescenza

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Indice degli articoli pubblicati dal gennaio 1997 al dicembre 1999

Anno 1 numero 1 1997

Volevi papà? Arriva mamma di Massimo Papini

Presunti minorenni, attenti di Ivan Nicoletti

Vittime, insegnanti e bulli di Andrea Smorti

I paradossi dell’auxologia letteraria di Marino Biondi

Pubertà precoce, cosa fare di Marta Brachi e Luca Tafi

Quando il testicolo non vuole scendere di Claudio Roberto Rosati

Soprattutto all’allievo difficile di Stefano Zani

anno 1 numero 2 1997

L’eterno mito della statura di Ivan Nicoletti

Il padre non ha volto di Wanda Lattes

Futuro italiano di Stefano Casini Benvenuti

Mamme, balie e bambini di Graziella Magherini

Se la futura mamma fuma, beve… di Gherardo Rapisardi

Sport a scuola come in America di Corrado Candidi

Come crescono i gemelli di Monica Pittaluga e Paolo Parisi

Non c’è vita senza stress di Franco Materazzi e Claudio Rosati

anno 1 numero 3 1997

Identità e identità imitativa di Renata Gaddini

Dieta materna e sviluppo del bambino di Gherardo Rapisardi

L’adolescente allo specchio di Graziano Graziani

Il rischio droga del giovane fumatore di Silvia Bonino

Come muta il corpo con l’adolescenza di Ivan Nicoletti

Quando il pane non fa crescere di Luigi Greco

Il bambino nella storia degli adulti di Luciano Martini

Aggiornamento sul varicocele di Claudio Rosati

anno 2 numero 1 1998

Le mani della TV sul futuro dell’uomo di Pietro Pfanner

Nuove conoscenze sulla obesità di Francesco Morabito

Infanzia e crescita, ricordi di Stendhal di Fernando Tempesti

L’adolescente smarrito “nella selva oscura della vita” di Chiara Matteini

Quelle emozioni manipolate di Lodovico Benso

Per non cascare nel World Wide Web di Francesco Carnaroli

Sport giovanile personalizzato di Giorgio Carbonaro

Il software nel controllo della crescita di Ivan Nicoletti

anno 2 numero 2 1998

Stature fuori misura: normalità e patologia di Ivan Nicoletti

Le “infanzie” attraverso i secoli di Luciano Martini

Visioni di gioventù. Depressione e vocazione poetica di Graziella Magherini

Deve cambiare l’adulto o il palinsesto? di Mario Spezi

Scippatori e ladruncoli senza “patente” di Lodovico Benso

Grandi progressi per la salute del neonato di Gian Paolo Donzelli e Simone Pratesi

La parola ai giovani a cura di Lodovico Benso e Antonella Massia

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

anno 2 numero 3 1998

Il filo rosso che unisce nonni e nipoti di Ada Fonzi

Quel legame fra crescita e invecchiamento di Luca Tafi

L’ormone della crescita nei bambini normali di Ivan Nicoletti

Quando non si può vivere in famiglia di Luigi Goffredi

Il rapporto fra nascita e pubertà di Gherardo Rapisardi

Il malato “fatto a pezzi” di Mimma Rolla e Deanna Belliti

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

anno 2 numero 4 1998

Cresce meglio chi è amato davvero di Adolfo Pazzagli e Benedetta Guerrini Degli Innocenti

Anche l’obesità è regolata da geni specifici di Sergio Bernasconi, Katia Rossi, Lorenzo Iughetti

Come prevedere la statura adulta di Ivan Nicoletti

I danni mentali dell’abuso infantile di Graziano Graziani

L’elefante invisibile e i cacciatori di teste di Giuseppe Mantovani

Una malattia reale e un aggettivo di fantasia di Emiliano Panconesi

Note per la nuova famiglia

Il “cittadino non nato” di Luciano Martini

anno 3 numero 1 1999

Droghe, dagli anni sessanta ad oggi di Giuseppe Mercuriali

Come riportare all’aperto i bambini di Luciano Martini

Media statistica e realtà auxologica di Ivan Nicoletti

Piano d’azione per l’infanzia di Paolo Onelli

Allergie e intolleranze alimentari nell’infanzia di Alberto Vierucci

Padre e figlio: teatro, musica rock, computer intervista di Italo Dall’Orto al figlio Giovanni

Benedetto chi ti porta maledetto chi ti manda recensione

La parola ai giovani a cura di Lodovico Benso e Antonella Massia

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

anno 3 numero 2 1999

Educazione e sviluppo della sensibilità estetica di Graziella Magherini

La statura nel XXI secolo di Silvano Milani

I dolori addominali ricorrenti nel bambino di Monica Pierattelli

Affido familiare di Mara Giulietti

Una scuola per famiglie affidatarie di Luigi Goffredi

“Tabacco o salute” di Ivan Cortinovis

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

anno 3 numero 3 1999

Latte materno e salute dell’uomo di Gherardo Rapisardi

Malessere dell’infanzia e mondo dei grandi di Luciano Martini

Classici dell’auxologia di Lodovico Benso

La crescita di sei gemelli dalla nascita ai vent’anni di Gian Paolo Donzelli e Ivan Nicoletti

Sviluppo prenatale: la fase più importante della vita di Horacio Lejarraga

Chiarimento e immagini di sé di Rodolfo Fiesoli

La parola ai giovani a cura di Lodovico Benso e Antonella Massia

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

anno 3 numero 4 1999

La scuola e il disagio editoriale

Progetto genoma e cure genetiche di Francesca Torricelli

Il rapporto tra fratelli nella formazione del carattere di Francesco Carnaroli

Allattamento materno di Gherardo Rapisardi

Affidamento familiare: l’esperienza statunitense di Joan Vavrek

Osservare per prevenire e curare di Tito Baldini

I dieci “pezzi” amabili di Stefano Bolognini di Graziella Magherini

Schede per l’orientamento sportivo di Marco Petranelli

Il Giornale di aprile-giugno 2000

Indice

Il bambino DAI: diagnosi e cura di Franco Gallucci

Identità sessuale e identità di genere di Franco Bruschi e Laura Mori

Segni premonitori dei disturbi di apprendimento di Antonella Ciardi

Modello a 3 cicli di Ivan Nicoletti

Nuovi orientamenti dell’affidamento negli USA di Joan Vavrek

Dalla mano al computer di Ivan Cortinovis

Schede per l’orientamento sportivo: rugby di Marco Petranelli

L’Articolo:

FORMAZIONE E DISTURBI DELL’ IDENTITA’ DI GENERE NEL BAMBINO E NELLA BAMBINA

Franco Bruschi e Laura Mori

“Mi odio. Non voglio essere me. Voglio essere qualcun altro. Voglio essere una bambina”. Queste frasi pronunciate da un piccolo paziente di tre anni, in consultazione presso un Centro per lo Sviluppo dell’Identità di Genere, ci sembrano esprimere l’acuto stato di sofferenza e di spaesamento, simile alla “tristezza” di vivere all’estero degli emigrati, provato dai bambini che soffrono di quello che, a partire dagli anni ’80, è entrato nella classificazione psichiatrica ufficiale come Disturbo di Identità di Genere nell’infanzia.

Prima di addentrarci nell’attualità del problema ci sembra interessante notare come la difficoltà della scelta sessuale sia descritta fin dall’antichità. Possiamo ricordare, ad esempio, la drammaticità del dover rinunciare alla completezza sessuale espressa nel mito dell’androgino nell’antropologia fantastica del Simposio di Platone, dove gli androgini sono rappresentati come esseri sferici bisessuali. Un loro eccesso di superbia fece sì che gli dei, per punirli, li dividessero in due: “Ognuno di noi è dunque la metà di un umano resecato e mezzo com’è al modo delle sogliole: due pezzi da uno solo; e però sempre è in cerca della propria metà….”. Così Platone raccontava la differenziazione sessuale. Anche nel mito di “Tiresia e i serpenti” secondo Apollodoro il problema alla radice è un attacco di rabbia, una sensazione impotente di non poter riconoscere nella coppia, nel viluppo dei serpenti, chi penetra e chi è penetrato, chi contiene e chi è contenuto, chi è dentro e chi è fuori. Che una separazione sia all’origine della differenziazione sessuale è d’altronde presente anche in ambiti culturali diversi e la testimonianza che ne fa la Bibbia nella creazione-nascita di Eva dalla costola di Adamo ne è un esempio.

L’attualità di questo tipo di disturbo è collegabile ai mutamenti culturali nella nostra società che ci hanno reso consapevoli dell’incremento del numero di persone che fin dall’infanzia soffrono di problemi di identità di genere, che una volta erano considerati rari e analizzati solo in ambito psichiatrico.

E’ stato lo psicoanalista americano R. Stoller, che sin dagli anni sessanta ha iniziato a studiare bambini transessuali e adolescenti con errata attribuzione di genere alla nascita, a postulare l’esistenza della identità fondamentale o nucleare di genere (core gender identity) e a definire l’identità di genere come l’acquisizione conscia e inconscia di appartenere al proprio sesso e non all’altro. Si tratta cioè di un sistema complesso di credenze riguardo a se stessi: una percezione della propria mascolinità o femminilità. L’identità di genere è distinta dal ruolo (o scelta) di genere (gender role) che è costituito dall’assunzione di quei comportamenti che ogni società attribuisce ad un sesso piuttosto che ad un altro.

Come si forma l’identità di genere? Sono coinvolti vari fattori genetici e ambientali, intrapsichici e relazionali:

1. le disposizioni innate a livello cromosomico ed endocrinologico, tenendo però presente che è l’interrelazione tra tali forze biologiche e i fattori ambientali che determina il comportamento;

2. l’assegnazione del sesso alla nascita in base all’aspetto dei genitali esterni ;

3. le differenze comportamentali innate legate al sesso;

4. le sensazioni corporee del bambino, soprattutto a livello delle zone genitali.

Atteggiamento dei genitori.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, fin dal primo riconoscimento (o dall’assegnazione) dell’identità sessuale del bambino, i genitori provano sensazioni differenti riguardo ad un neonato maschio o ad una neonata femmina.

Possiamo dire che l’identità di genere inizia con una preconcezione nella mente dei genitori, dipendente dalla loro personalità, dalla loro relazione, dalla composizione della famiglia, dalle loro aspettative e che influenza l’atteggiamento nei confronti del nascituro ed il ruolo che assegneranno al suo corpo e al suo genere.

Lo psicoanalista francese André Green (1985) considera l’attribuzione inconscia di un sesso al bambino da parte dei genitori come il primo tra gli organizzatori dell’identità sessuale. Tale attribuzione è strettamente collegata alle dinamiche della coppia. Ad esempio la nascita di un bambino con una malformazione dei genitali impone ai genitori di tollerare l’ambiguità del genere sessuale, e può venire a mancare il normale processo di rielaborazione del proprio ruolo sessuale che si svolge in entrambi i coniugi quando diventano genitori.

Dopo la nascita sono di primaria importanza gli atteggiamenti e investimenti, soprattutto materni, nei confronti del sesso del neonato. La funzione che la madre assegna al proprio corpo, e alla propria sessualità nei confronti di se stessa e degli altri, e il ruolo che lei stessa assegna al corpo ed al sesso del bambino sono fattori determinanti nello sviluppo dello schema corporeo, dell’identità di genere e delle relazioni oggettuali del bambino. Simona Argentieri (1995) osserva come l’identità di genere sia basata su profondi vincoli tra mente e corpo ed è possibile osservare come determinate aree del corpo acquistino un senso mentale soprattutto in ordine alle stimolazioni che ricevono.

Secondo la moderna Infant Research esistono etichette inconsce (unconscious labels) che trasmettono, in modo molto sottile, in ogni interazione, il vissuto del padre e della madre riguardo alla femminilità o alla mascolinità (il modo di maneggiare – handling – il bambino, il tono della voce, il ritmo ecc).

I lavori ormai classici di M. Mahler e coll. (1975) e di Ph. Greenacre (1950) sulle modalità con cui – attraverso il contatto fisico con la madre – il bambino e la bambina pervengono ad una percezione di sé come essere dotato di un corpo e di un corpo sessuato, hanno evidenziato l’importanza che la percezione del proprio Sé corporeo assume nell’acquisizione del sentimento di identità. Essa viene attivata dal contatto fisico, tattile con la madre, e tutto lo sviluppo del bambino procede attraverso la separazione-individuazione dalla madre stessa. La Mahler descrive come il processo di separazione-individuazione sia difficoltoso e come il bambino e la bambina tendano a ritornare nell’orbita materna, vivendo in maniera conflittuale la percezione della propria indipendenza e il desiderio di ristabilire la fusionalità originaria. L’inizio della percezione dell’identità sessuale avviene, secondo la Mahler, nella fase in cui il bambino sperimenta in modo particolarmente acuto questo conflitto.

Criteri diagnostici del Disturbo di Identità di Genere nell’infanzia

Distinguiamo, quindi, l’identità di genere dalla identità sessuale, e vediamo come si può diagnosticare un disturbo di identità di genere nell’infanzia (D.I.G.)

Tipicamente il D.I.G. nell’infanzia si manifesta per la prima volta in età pre-scolare, e comunque, per porre questa diagnosi, deve essere stato evidente prima della pubertà. La letteratura che riguarda l’eziologia psicologica focalizza l’attenzione sul periodo pre-edipico, fra i 18 e i 36 mesi. Le prime manifestazioni cliniche compaiono fra i due e i tre anni e sono ben stabilizzate nel periodo edipico. Ciò che è compromesso è il ruolo (la scelta) di identità di genere (gender role): il bambino sa di essere maschio o femmina ma rifiuta l’appartenenza al suo genere e desidera, in maniera intensa e persistente, di essere del sesso opposto a quello anatomico, così come presenta rifiuto del comportamento, degli attributi e/o degli abiti del proprio sesso anatomico.

La diagnosi di D.I.G. nell’infanzia si basa su una profonda alterazione del normale senso di mascolinità o femminilità. Un semplice “comportarsi da maschiaccio” nelle bambine o un “comportamento effeminato” nei maschietti non è sufficiente. In rari casi, in entrambi i sessi vi può essere un rifiuto delle strutture anatomiche del proprio sesso. Il comportamento dei bambini con un D.I.G. non è analogo ad un comportamento transessuale. Il bambino, infatti, non si comporta esattamente come una femmina della sua età, ma propone una sua idea stereotipata di come può essere una femmina.

Mentre è raro un quadro completo e stabilizzato del D.I.G., è più comune la presenza di alcuni tratti o aspetti, più o meno transitori, nel comportamento del bambino. Spesso sono associate altre difficoltà emozionali e comportamentali. Studi catamnestici recenti indicano come, a lungo termine, il risultato più comune sia l’omosessualità o la bisessualità. Pochi bambini diventano transessuali o travestiti; solo alcuni eterosessuali.

Dal punto di vista psicodinamico, finora non è stata trovata con certezza nessuna causa singola dello sviluppo di un D.I.G. Abbiamo visto che al costituirsi dell’identità di genere concorrono fin dalle primissime fasi della vita una serie di fattori, sia biologici sia relazionali, e complessi processi interattivi, in gran parte inconsci e non verbali. Ad essi si aggiungono gli aspetti fantasmatici sia dei genitori che del bambino, in una trama spesso inestricabile. L’ipotesi più plausibile, su cui concordano quasi tutti gli studi più recenti, sembra sia quella di una eziologia multifattoriale che rende problematica l’identificazione del bambino o della bambina al suo sesso. Un significativo numero di disturbi di identità di genere nei bambini e nelle bambine ha una storia precoce di separazione traumatica o di indisponibilità materna. Di particolare importanza anche il fattore etiologico di una depressione materna. Sono ricorrenti in questo disturbo particolari costellazioni familiari caratterizzate da depressione, incapacità ad elaborare la perdita e il lutto, forti disarmonie coniugali, difficoltà riguardo al proprio genere sessuale e altro. Queste esperienze dei genitori possono venire internalizzate dal bambino e rappresentare elementi traumatici (dimensione transgenerazionale).

Alcuni autori (Coates et al., 1991) concorderebbero sul fatto che è necessaria la copresenza di molti fattori nel periodo pre-edipico per produrre un chiaro disturbo di identità di genere. Questo spiegherebbe anche la rarità di questa patologia. L’intenso e persistente desiderio di essere del sesso opposto rappresenterebbe così una soluzione a conflitti che risultano dai compiti contemporanei ed intrecciati dello sviluppo del periodo dai 18 ai 36 mesi: separazione-individuazione, definizione del genere (consolidamento dell’identità di genere, differenza del genere, apprendimento del ruolo di genere), e gestione dei derivati della fase anale, dell’aggressività e dell’ambivalenza. E’ stata suggerita una relazione fra la consapevolezza della separazione dalla madre e la reazione del bambino alle differenze dei genitali: più difficile e’ il processo di separazione-individuazione, maggiori saranno le reazioni del bambino alle differenze dei genitali. Il disturbo dell’identità di genere tende a configurarsi come un disturbo difensivo rispetto ad ansie di separazione.

I lavori scientifici sui disturbi di identità di genere riguardano soprattutto i maschi; pochi sono i lavori riguardanti le bambine: non sappiamo se la ragione è una minor frequenza del disturbo nelle bambine oppure se questo disturbo sia meno allarmante a livello sociale. Viene dato per scontato che la bambina soffra per l’invidia del pene e che in alcune fasi della sua vita aspiri ad essere un maschio. Può darsi che la minore casistica femminile sia legata alla minore preoccupazione che suscita nei genitori, negli insegnanti ecc. una bambina che desidera essere maschio e si comporta come tale, che non un bambino che desidera essere femmina e assuma comportamenti femminili.

Vorremmo concludere sottolineando come, al di là della sofferenza e della fragilità interiori di questi bambini (rilevabili a volte soltanto nell’indagine psicodiagnostica e nel rapporto psicoterapeutico), questo è un disturbo che coinvolge (e sconvolge) tutta la famiglia – fatto questo che costituisce un “trauma aggiuntivo” a questi bambini e dà spesso un carattere di urgenza alla richiesta di aiuto e di intervento da parte dei genitori. Un interessante film del regista Alain Berliner, La mia vita in rosa (Ma vie en rose, 1997) illustra bene il coinvolgimento e lo sconcerto che un bambino con un disturbo di identità di genere può provocare nell’intera famiglia e nell’ambiente circostante (scuola e vicinato) con il rischio di aggravare la solitudine e il senso di diversità del bambino, orientandolo verso una stabilizzazione del disturbo. Per questo motivo, secondo la nostra esperienza, è importante farsi carico terapeuticamente anche dei genitori, per assicurare loro uno spazio per pensare ai propri problemi come coppia e come genitori.Questo nell’ottica di non focalizzarsi sul sintomo ma di allargare la visione dei problemi relazionali con il figlio. Spesso lo stesso psicoterapeuta del bambino si occuperà anche dei genitori, qualche volta un altro psicoterapeuta.

Gli scopi e i modelli terapeutici da seguire ci sembrano i seguenti: 1. E’ importante aiutare i genitori a riconoscere e accettare il problema di identità di genere nel loro bambino, rompendo quel “circolo di segretezza” che di solito circonda questo tipo di problemi e di cui anche il bambino è vittima. 2. Data l’eziologia multifattoriale del disturbo, è importante promuovere una stretta collaborazione tra professionisti con diversi approcci, includendo il pediatra. 3. Non affrontare direttamente il disturbo di identità di genere come obiettivo terapeutico principale, ma aiutare il bambino e la famiglia ad elaborare processi di lutto, di perdita e di separazione (quelli reali e quelli simbolici), aiutandoli anche a tollerare incertezze, differenziazioni e cambiamenti. 4. Infine è di primaria importanza occuparsi del ruolo paterno, promuovendo la funzione “di cerniera”, di terzo, tra bambino e madre, creando uno spazio in cui crescere e differenziarsi. E’ da questa situazione tridimensionale che si può sviluppare la funzione simbolica del pensiero.

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Abstract

L’articolo tratta della distinzione fra identità sessuale e identità di genere. Quest’ultima viene anche denominata identità fondamentale o nucleare di genere. L’identità sessuale è successiva all’identità di genere. Questa si sviluppa fin dall’inizio della vita in seguito all’influenza di vari fattori genetici e ambientali, intrapsichici e relazionali; si stabilisce lentamente e gradualmente entro i primi due anni di vita, e si stabilizza in maniera irreversibile intorno ai tre-quattro anni.

L’identità di genere è l’acquisizione conscia e inconscia di appartenere al proprio sesso e non all’altro. E’ un sistema complesso di credenze riguardo a se stessi: una percezione della propria mascolinità o femminilità.

L’identità sessuale è un affinamento successivo del senso elementare di appartenenza a un genere; è un’elaborazione dei concetti di mascolinità e femminilità (di fronte alla semplice appartenenza al genere maschile o femminile). L’identità sessuale attiene quindi al livello delle vicissitudini pulsionali, con le necessarie componenti istintuali, da cui deriva l’agire, o il non agire, il comportamento propriamente sessuale.

La distinzione identità di genere e identità sessuale ha notevole rilevanza clinica.

Tabelle, grafici, standard e aggiornamenti sulla crescita

grafuci1

 

Peso in relazione alla statura
(classi di statura di 5 cm)
Percentili. Maschi
Statura 10° 50° 90°
95
100
105
110
115
120
125
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140
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150
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160
165
170
175
180
185
13.2
14.1
15.3
17.1
19.0
20.6
22.2
24.3
26.5
28.3
31.1
34.2
36.7
42.3
45.9
48.7
53.2
57.9
61.4
14.5
15.7
17.2
18.6
20.6
22.8
24.8
26.9
29.8
33.6
37.3
40.0
44.6
49.1
53.1
58.0
61.8
66.0
71.8
15.3
16.7
18.8
20.3
23.1
25.4
28.5
33.2
37.5
41.5
45.3
50.2
56.6
59.0
63.3
68.0
75.7
83.1
84.9
Body Mass Index.
Percentili. Maschi
Età
(anni)
10° 50° 90°
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
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14
15
16
17
14
14
14
14
15
15
15
15
15
15
16
16
17
18
18
16
16
16
16
16
16
16
16
17
18
19
19
20
21
21
17
17
17
17
18
19
21
21
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23
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24
24
25
25

 

grafico2

Peso in relazione alla statura
(classi di statura di 5 cm)
Percentili. Femmine
Statura 10° 50° 90°

95
100
105
110
115
120
125
130
135
140
145
150
155
160
165

12.7
13.6
14.8
16.6
18.0
20.9
22.4
25.0
26.7
30.0
31.9
35.4
39.5
43.7
48.2

14.3
15.3
17.2
18.7
20.9
23.4
25.9
28.7
32.7
36.2
39.7
43.8
47.3
50.1
55.2

15.4
17.0
18.7
21.1
23.7
26.7
30.1
34.0
38.3
43.2
49.2
53.4
58.4
63.6
69.6
Body Mass Index.
Percentili. Femmine
Età
(anni)
10° 50° 90°

3
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14
14
14
14
14
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15
15
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16
16
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18
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20
20
20

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17
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